Tu cammini nella mia tempesta, con passi che non tremano, calma che mi accoglie quando il mio fuoco minaccia di consumarmi.
Sei il filo sottile tra la caduta e il volo, la voce che si alza quando il vento urla, le mani ferme che guidano le mie, mentre corro cieca verso la vertigine.
Non sei tempesta, ma la pioggia che la placa, non sei sole, ma la luce che lo accompagna. Ragione e calma, mentre io sono passione e disordine.
Hai rubato la scena al mio caos, non per dominarlo, ma per danzare al suo ritmo e insegnarmi che anche il tumulto ha un respiro.
A te devo la mia quiete, il saper camminare senza farmi trascinare, la forza di guardare la mia ombra senza temere ciò che nasconde.
Se io sono il fuoco che divampa, tu sei l'argilla che gli dà forma, lametà che non sapevo cercare e che ora non potrei perdere.