In questo periodo, come ho già ripetuto più volte (ma conoscendo le persone, sempre meglio ricordarlo), ho deciso di riaprire questo account Wattpad e usarlo come luogo di esercizio. Un piccolo spazio personale dove potermi concedere la libertà di sbagliare, riscrivere, cercare — e magari anche ritrovare — la mia voce.
Per iniziare questo percorso, ho deciso di fare una cosa che rimandavo da anni: ho aperto cassetti, rovistato in vecchie cartelle, sfogliato quaderni ingialliti e file dimenticati. Ho ritrovato storie interrotte, frammenti, nomi perduti. E poi, quasi per caso, ho ritrovato lei: un'operetta teatrale scritta nel 2002, quando avevo quindici, forse sedici anni.
È molto corta, ha tanti buchi, si prende tremendamente sul serio e non ha idea dei suoi stessi limiti. Ma c'è dentro tutto l'entusiasmo ingenuo e potente di chi, da adolescente, sogna di diventare scrittrice. C'è dentro la parte di me che amava creare mondi, dare voce ai personaggi, fantasticare su sceneggiature teatrali e cinematografiche, sentendosi viva ogni volta che una parola seguiva l'altra.
Questa operetta è nata da una fiaba che scrissi da bambina. All'epoca la completai, ma crescendo decisi di trasformarla, di darle una forma diversa, più matura, più adatta a ciò che sentivo allora. Quando la scrissi, nel 2002, usavo uno pseudonimo diverso da quello attuale: Cassandra Varro. Ma la voglia di scrivere era la stessa — anzi, era più forte. Assolutamente più forte di quanto lo sia ora. Perché allora ci credevo con tutto il cuore. Adesso, non più nello stesso modo.
Non so dire se questo testo meriti davvero una seconda vita. So soltanto che per me ha un valore immenso. Non per la sua qualità, ma per ciò che rappresenta. Rileggerla è come tornare a guardare una vecchia fotografia: i contorni sono sfuocati, ma l'emozione è ancora lì.
E allora eccola qui. Non è perfetta. Non lo vuole essere. È solo un inizio. Il mio. Di nuovo.
Con affetto, Deirdre Foreman.