ATTO II – LA MALEDIZIONE (SCENA 1 – IL TEMPO DEL SANGUE E DELLA LUNA)
Una piccola stanza di pietra, consumata dal tempo. Un altare al centro, velato di stoffe nere e candele tremolanti. Fuori, una tempesta scuote i rami spogli. Una giovane donna, ELYNE, ora più matura, è distesa su un giaciglio. Il dolore del parto la attraversa, ma sul volto ha la compostezza di chi conosce la tragedia.
Accanto a lei, la VEGGENTE SELENE, sopravvissuta al tempo, come se la profezia stessa l'avesse tenuta in vita. Presente anche una figura silenziosa: THALES, ora molto più vecchio, con un bastone nodoso tra le mani. Egli veglia, come un'eco fedele del passato.
NARRATORE: (la voce esce dalla bufera) Il tempo, a volte, non guarisce. Solo osserva. Solo attende. La figlia della tregua infranta nasce tra pioggia e luna nuova. E le promesse non mantenute si aggrappano alla sua culla...
ELYNE: (sottovoce, tra i gemiti) È lei, vero? La bambina... che non doveva nascere. Quella che distruggerà ogni cosa...
SELENE: (calmamente) O che la salverà. Nessuna profezia è mai chiara, perché il destino ama parlare in sogni.
THALES: (guardando fuori dalla finestra, cupo) I venti cambiano, ma l'odore del sangue resta.
ELYNE: (sussurrando) Lirion... non ha mai saputo. L'ho protetto dal suo stesso nome.
SELENE: E da te stessa. Ma ora non c'è più protezione. Solo scelta.
Un urlo più forte. La luce delle candele si piega. Elyne stringe le lenzuola. Poi... silenzio. Un vagito flebile riempie la stanza. La veggente prende la neonata tra le braccia. È avvolta in un velo scuro, come se la luce rifiutasse di toccarla.
SELENE: (guardando la bambina negli occhi) Benvenuta, piccola ombra. Tu che porti due casate sulle spalle, e una maledizione nel respiro. Che il tuo nome non venga pronunciato invano.
ELYNE: (dolce, con una nota di paura) Il suo nome... è Althea.
THALES: (alzando lo sguardo, turbato) No... quel nome... era inciso sul pugnale della veggente. Era scritto sul muro del tempio distrutto. È antico. È il nome che dorme tra le radici dell'odio.
PERSONAGGIO: Dialogo (didascalia interna che riguarda solamente il personaggio in questione) Dialogo.
Un fulmine. La stanza trema. Per un attimo, sembra che le pareti respirino.
SELENE: (toccando la fronte della bambina) Allora così sia. Il ciclo si compie. E nulla potrà più tornare indietro.
NARRATORE: (mentre le luci siabbassano) Il nome è stato pronunciato. Ilcuore batte. La maledizione si desta. Oral'infanzia dell'ombra comincia, e conessa, la lenta danza della rovina. Odella salvezza.
ATTO II – LA MALEDIZIONE (SCENA 2 – L'INQUIETUDINE DELL'INFANZIA)
Un'ala dimenticata del castello. I muri sono freddi, ricoperti d'edera, e la luce entra da una finestra alta e stretta. Sul pavimento, cerchi disegnati col gesso. Un vecchio specchio incrinato appoggiato contro il muro. Un carillon rotto ripete una melodia distorta, quasi inquietante. Al centro della scena, ALTHEA bambina, seduta a terra, gioca con delle foglie secche e frammenti di vetro. Parla da sola. O forse... con qualcosa che non si vede.
NARRATORE: (una voce che sembra scendere dalle travi) Nacque tra tempesta e silenzio, Althea, figlia di un amore spezzato. Crebbe tra sussurri e porte chiuse, dove i sogni avevano artigli, e le ombre... memoria.
ALTHEA: (a voce bassa, parlando alle foglie) Hai mai sognato di volare via? Io sì. Ma ogni volta che apro le ali... cade il buio. E qualcosa mi chiama. Sempre. Da dietro lo specchio..
Lo specchio si appanna, senza che nessuno lo tocchi. Una figura indistinta sembra muoversi al suo interno, ma è fugace, come un respiro.
ALTHEA: (lo fissa, sussurrando) Mi hai detto che tornerai. Ma io non so chi sei. Una parte di me... o una bugia?.
Entra THALES, più curvo, con gli occhi stanchi. Porta con sé un libro antico. La guarda in silenzio per un po', poi si siede accanto a lei.
THALES: Sai, quando ero bambino, credevo che gli specchi fossero finestre. Ma un giorno ho capito che mostrano solo quel che vuoi vedere... o quel che temi.
ALTHEA: (seria, senza voltarsi) Allora questo specchio mente.
THALES: O forse dice la verità che nessuno osa dire.
Silenzio. Il carillon si ferma da solo. La stanza sembra trattenere il respiro. Thales apre il libro. Su una delle pagine, c'è un disegno: una luna nera e un uccello con le ali spezzate.
THALES: Questo ti appartiene. L'ho trovato nella cripta. Era avvolto in stoffa di cenere. Dice che "quando la bambina della tregua infranta guarderà la propria ombra, il tempo si spezzerà una seconda volta".
ALTHEA: Io non ho un'ombra.
THALES: (guardandola negli occhi) E allora, chi è quella che cammina dietro di te, quando nessuno guarda?
Silenzio. Il carillon si ferma da solo. La stanza sembra trattenere il respiro. Thales apre il libro. Su una delle pagine, c'è un disegno: una luna nera e un uccello con le ali spezzate.