Non sempre si sceglie il momento in cui certe parole vengono a galla. Alcune arrivano di colpo, in giorni che ti spaccano dentro, e non importa quanti programmi o quanti articoli già pronti ci siano. Venerdì è stato così: un giorno che mi ha lasciata svuotata e in lotta con pensieri troppo grandi per essere trattenuti. Ho deciso di non soffocarli, di lasciarli riposare qualche giorno e poi portarli qui, oggi. Non perché fosse previsto, ma perché a volte ciò che brucia dentro non può restare in silenzio.
Avevo in mente di iniziare un progetto molto importante per me oggi, ma sinceramente non ce la faccio, rimandarlo è l'unica soluzione, non con me in questo stato. Spero di sentirmi meglio nei prossimi giorni, e spero che - finalmente - martedì prossimo riesca a pubblicare l'articolo che ormai sto rimandando da troppo tempo.
Quello che vi presento oggi, come ho scritto precedentemente, è uno sfogo - un po' caotico - scritto Venerdì, verso sera, dopo essere tornata stanchissima dal lavoro, il tempo di mangiare e stendermi sul divano, non sono riuscita nemmeno a riposare un po', ancora adesso sento lo stesso disagio che ho provato quel giorno. Dovevo scrivere, ne avevo bisogno, e non volevo che rimanesse un pensiero morente, silenzioso, inutile.
Oggi non ho voglia di fare niente. Non ho voglia di scrivere, non ho voglia di guardare film o serie tv, non ho voglia di chiacchierare, non ho voglia di pensare a nulla. Non ho voglia di fare niente. Mi sento vuota, anzi no… non è la giusta descrizione. No, perché dentro di me sto provando tanti sentimenti ed emozioni che sarebbe meglio non far uscire, come i pensieri intrusivi. Eppure non riesco. Non so se definirla rabbia o disgusto, ma so che qualcosa brucia dentro di me, e vorrei piangere per quanto schifo ci sia nel mondo, e perché siamo circondati da così tanta corruzione che il male vince sempre. Non importa quanto evidenti siano le cose che ci travolgono: il male vince sempre. Mi chiedo che senso abbia stringere i denti e andare avanti, se non per rispetto verso le persone che desiderano poter andare avanti e non hanno la possibilità di farlo. Perché allora non riesco? Cosa c’è di così sbagliato in me che non riesco a gioire e godere della vita? Sono certa che in alcune cose sono maturata e migliorata, anche se solo in parte, e questo mi dà gioia. Ma in altre devo ancora capire come affrontarle e viverle. So di possedere una consapevolezza maggiore di quella di molte altre persone, eppure questo non mi aiuta davvero a migliorarmi. Solo perché sai che la droga o l’alcol fanno male, non vuol dire che smetti di berli o usarli. Quando dicono “non far sapere alla mano sinistra cosa fa la destra” penso vada bene fino a un certo punto, perché del bene dovremmo parlare di più, dovremmo urlarlo al mondo: che se vogliamo, al male un calcio in culo possiamo darglielo. Giuro, non capisco, sono così arrabbiata, stanca. Io…
A volte vorrei non avere un algoritmo che mi rinfaccia di vivere male, in modo terribilmente irrispettoso verso chi la vita avrebbe voluto viverla fino alla fine.
Ho il cervello che mi sta esplodendo in questo momento. Ho passato il resto del pomeriggio con il viso crucciato e l’espressione incredula, ho smesso di sorridere ai clienti, come se farlo fosse sbagliato… a un certo punto mi sono seduta, ho fissato il vuoto e non ho detto niente. Mi veniva da piangere.
Qualche settimana fa è venuta a mancare una persona. Pensavano fosse suicidio o un incidente, ma era tutto talmente improbabile che una motivazione diversa doveva esserci, per forza. A quanto pare sono usciti video e audio degli ultimi istanti di questa persona, torturata e uccisa brutalmente, per poi essere buttata giù da una finestra. Alcuni hanno detto che non era ancora morta, nonostante la caduta, e l’hanno lasciata lì, tanto prima o poi sarebbe successo. Questo perché volevano zittirla, quella persona, perché sapeva troppo e aveva detto no allo schifo che il mondo ti impone. Molti, in questa faccenda, hanno pagato per insabbiare tutto, e ancora adesso stanno cercando di nascondere i fatti. Mentre guardavo tutte queste informazioni ho sentito dentro di me che la morte di questa persona, così orribile e ingiusta, rimarrà impunita. Perché ora la gente indignata ne parla, cerca di farsi sentire. Ma tra qualche giorno? Ci saranno ancora persone pronte a combattere contro questo schifo gridando “giustizia”? Quanto durerà questo grido d’aiuto? Perché sento che cadrà tutto nel dimenticatoio?
E poi ci sono quelli che ne approfittano. Oh, mi fa infuriare vedere le persone che spargono disinformazione solo per qualche like e qualche visualizzazione in più, scrivendo assurdità e non aiutando affatto la gente a capire. Perché essere così ossessionati dalla visibilità, giocando con la sofferenza altrui?
Mi viene da vomitare per lo schifo che c’è in questo mondo, e per la nullità che sono nel non poter fare niente per cambiare, nonostante io vorrei davvero provarci. Il fatto è che… non è vero che la vita fa schifo, perché non fa schifo! La vita non è né brutta né bella: è semplicemente la vita. Sono le persone che la rendono schifosa. E sinceramente non mi va nemmeno di chiamarli mostri o alieni o diavoli o demoni, perché sarebbe una mancanza di rispetto verso chi ha sofferto per mano loro. Sono persone che hanno fatto delle scelte volute e pensate. Non sono animali senza coscienza. Quindi basta giustificarli, non è ciò che meritano. Non meritano di morire, no: la morte è una via d’uscita, troppo semplice, troppo rapida, qualcosa che darebbe loro pace. E loro non meritano pace.
Queste persone meritano di sopravvivere con addosso le ferite che hanno inflitto a chi era innocente. Meritano di vivere nel dolore costante e atroce fino alla fine dei loro giorni, ostracizzati, abbandonati, soli, indigenti. Sotto costante controllo, in modo che non possano nemmeno togliersi la vita e darsi pace da soli. Questo meritano. E lo dico sapendo che odio con tutta me stessa augurare il male a qualcuno, chiunque esso sia. Non mi piace avere questi pensieri, non mi piace augurare questo male agli altri, non mi piace sentirmi così rabbiosa da diventare crudele. Non mi piace questa negatività. E non so come sconfiggerla, perché nella mia mente c’è ancora la voce di quella persona che piange e chiede aiuto, così come le immagini di tante altre crudeltà che mi perseguitano ogni giorno.
Quando si è empatici si assorbe anche l’ossigeno di chi soffre. Figuriamoci le loro lacrime.